
La notte del 24 agosto 2016, un violento terremoto sconvolse il cuore dell'Italia centrale, distruggendo interi quartieri di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Sembrava l'inizio di una lunga fase di ricostruzione, ma la terra non aveva ancora finito di tremare. Due mesi dopo, nuove scosse colpirono Visso e Norcia, culminando nel terremoto del 30 ottobre, il più forte registrato in Italia dal 1980. Perché tanti eventi così potenti si verificarono nella stessa regione? E cosa ci insegna questa sequenza sul funzionamento delle faglie appenniniche?
Cosa è successo durante i terremoti del 2016 in Italia centrale?
La sequenza sismica del 2016 interessò un'ampia area dell'Appennino centrale, coinvolgendo principalmente Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo.
Non si trattò di un singolo terremoto seguito da poche repliche, ma di una successione di eventi significativi distribuiti nell'arco di diversi mesi.
Le tre scosse principali furono registrate il 24 agosto, il 26 ottobre e il 30 ottobre 2016.
| Data | Zona interessata | Magnitudo INGV | Magnitudo USGS |
|---|---|---|---|
| 24 agosto 2016 | Amatrice e Accumoli | 6,0 | 6,2 |
| 26 ottobre 2016 | Visso e Ussita | 5,9 | 6,1 |
| 30 ottobre 2016 | Norcia e Preci | 6,5 | 6,6 |
Le differenze tra i valori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e quelli dell'USGS dipendono dai cataloghi e dai metodi utilizzati per la determinazione della magnitudo momento.
In questo articolo utilizzeremo principalmente i valori dell'INGV, riportando anche quelli dell'USGS quando analizzeremo le schede di Quake Pulse.
24 agosto 2016: la notte che ha distrutto Amatrice
Alle 3:36 del mattino del 24 agosto 2016, mentre gran parte della popolazione dormiva, un terremoto di magnitudo 6,0 colpì l'Appennino centrale.
L'ipocentro venne localizzato a circa otto chilometri di profondità, in un'area compresa tra Accumoli, Amatrice e i Monti della Laga.
La scossa fu avvertita in numerose regioni italiane, compresa Roma.
Le conseguenze furono drammatiche. Il centro storico di Amatrice subì distruzioni gravissime, mentre numerosi edifici crollarono anche ad Accumoli, Arquata del Tronto e nelle frazioni circostanti.
Secondo il Dipartimento della Protezione Civile, il terremoto provocò 299 vittime.
La vulnerabilità di molti edifici storici, la ridotta profondità dell'evento e la vicinanza dei centri abitati alla zona di rottura contribuirono alla gravità della catastrofe.
La scheda del terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016 permette di consultare i dati USGS relativi all'evento, classificato con magnitudo 6,2 e profondità di 4,4 chilometri.
Le prime repliche dopo il terremoto
Nelle ore successive, la regione continuò a registrare numerose scosse.
Alcune furono chiaramente percepite dalla popolazione, mentre altre vennero rilevate soltanto dagli strumenti.
Questa attività non rappresentava un fenomeno anomalo: dopo un terremoto importante, le rocce circostanti devono adattarsi alla nuova distribuzione delle tensioni.
Ma ciò che sarebbe accaduto nei mesi successivi dimostrò quanto complesso potesse essere il comportamento del sistema di faglie dell'Appennino centrale.
26 ottobre 2016: due nuovi terremoti colpiscono Visso
Dopo settimane di attività sismica, il 26 ottobre arrivarono due nuove scosse particolarmente intense.
La prima, di magnitudo 5,4, si verificò alle 19:10, ora italiana.
La seconda, ancora più potente, colpì la regione alle 21:18, raggiungendo una magnitudo di 5,9 secondo l'INGV.
Gli epicentri furono localizzati tra Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera, nelle Marche, a nord della zona maggiormente interessata dal terremoto di agosto.
Numerosi edifici subirono nuovi danni e molte persone furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni.
La seconda scossa interessò strutture geologiche vicine a quelle già coinvolte nella sequenza iniziata due mesi prima.
Secondo il catalogo USGS, l'evento principale della serata raggiunse magnitudo 6,1, come riportato nella scheda del terremoto di Visso del 26 ottobre 2016.
Le due scosse non segnarono però la conclusione della crisi.
Quattro giorni dopo si verificò il terremoto più potente dell'intera sequenza.
30 ottobre 2016: il terremoto di Norcia, il più forte della sequenza
Alle 7:40 del 30 ottobre 2016, una scossa di magnitudo 6,5 colpì nuovamente l'Italia centrale.
L'epicentro si trovava nell'area di Norcia, in Umbria, mentre l'ipocentro venne localizzato a circa nove chilometri di profondità secondo l'INGV.
Il terremoto fu avvertito in un territorio molto vasto, dal centro Italia fino a numerose località dell'Italia settentrionale e meridionale.
A Norcia, uno dei simboli della distruzione fu il crollo della Basilica di San Benedetto, importante testimonianza del patrimonio storico e religioso della città.
I danni interessarono anche altri centri abitati dell'Umbria e delle Marche.
Fortunatamente, la scossa del 30 ottobre non provocò nuove vittime dirette. Le evacuazioni successive agli eventi precedenti contribuirono a ridurre l'esposizione della popolazione.
L'USGS attribuisce al terremoto una magnitudo di 6,6. La sua scheda sismica del terremoto di Norcia del 30 ottobre 2016 lo localizza nei pressi di Preci, a circa otto chilometri di profondità.
Si trattò del più forte terremoto registrato sul territorio italiano dopo quello dell'Irpinia del 1980.
Perché tre grandi terremoti si sono verificati nella stessa zona?
La spiegazione si trova nel comportamento delle faglie geologiche che attraversano l'Appennino centrale.
Questa regione è sottoposta a un processo di deformazione tettonica che provoca l'allontanamento relativo di porzioni della crosta terrestre.
Quando le rocce non riescono più a sostenere le tensioni accumulate, si rompono lungo superfici chiamate faglie.
Nel caso dei terremoti del 2016, il meccanismo principale fu di tipo distensivo, caratterizzato dal movimento relativo di blocchi rocciosi lungo faglie normali.
Il sistema di faglie del Monte Vettore
Uno degli elementi geologici più importanti della sequenza fu il sistema di faglie del Monte Vettore-Monte Bove.
Le osservazioni dell'INGV hanno mostrato che i terremoti principali interessarono settori differenti, ma collegati, di questo sistema.
Dopo il 24 agosto, i ricercatori individuarono deformazioni e rotture superficiali in alcune aree.
Le scosse del 26 ottobre coinvolsero una zona situata più a nord.
Infine, il terremoto del 30 ottobre interessò un tratto più esteso, coinvolgendo anche porzioni precedentemente attivate.
Le indagini sul terreno identificarono complessivamente circa 28 chilometri di rotture superficiali associate ai principali eventi della sequenza.
In alcuni punti, il movimento verticale del terreno raggiunse valori dell'ordine di due metri.
Questi dati hanno permesso agli scienziati di ricostruire con maggiore precisione il comportamento delle faglie durante i terremoti.
Come un terremoto può influenzare le faglie vicine
Quando una faglia si rompe, le tensioni presenti nelle rocce circostanti cambiano.
Alcune zone possono subire una diminuzione delle sollecitazioni, mentre altre possono avvicinarsi alle condizioni necessarie per una nuova rottura.
Questo processo viene studiato attraverso modelli di trasferimento delle tensioni.
Nel 2016, la successione degli eventi lungo settori adiacenti dell'Appennino ha offerto ai ricercatori un'importante occasione per analizzare queste interazioni.
Tuttavia, il trasferimento delle tensioni non permette di prevedere con certezza quando si verificherà un altro grande terremoto.
Sapere che una faglia è stata sollecitata non significa poter annunciare la data della sua prossima rottura.
Perché ci sono state così tante repliche?
Dopo un terremoto importante, la crosta terrestre non raggiunge immediatamente una nuova condizione di equilibrio.
La rottura principale modifica lo stato delle tensioni nelle rocce circostanti, che possono continuare a fratturarsi e a muoversi.
Le scosse successive vengono comunemente chiamate repliche, o aftershocks.
In molte sequenze sismiche, il numero di repliche diminuisce progressivamente con il passare del tempo.
Questa tendenza generale è descritta dalla legge di Omori-Utsu, uno dei modelli utilizzati in sismologia per studiare l'evoluzione delle repliche.
Tuttavia, quando si verifica un nuovo terremoto importante, la distribuzione dell'attività può cambiare nuovamente.
È quanto accadde nell'Italia centrale nel 2016, dove le grandi scosse di ottobre interessarono ulteriori settori del sistema di faglie.
Oltre 40.000 scosse in quattro mesi
L'intensità della sequenza emerge chiaramente dai dati dell'INGV.
Al 24 dicembre 2016, quattro mesi dopo il primo terremoto, la Rete Sismica Nazionale aveva localizzato oltre 40.500 eventi nell'area interessata.
La grande maggioranza era costituita da terremoti di piccola magnitudo.
Soltanto una parte relativamente limitata delle scosse venne percepita dalla popolazione.
Questo dato non significa che si siano verificati 40.000 terremoti distruttivi.
Dimostra piuttosto quanto possa essere intensa e prolungata la risposta di un sistema tettonico dopo una serie di grandi rotture.
Anche gennaio 2017 fu segnato da nuove forti scosse
La crisi sismica non terminò con il terremoto del 30 ottobre.
Il 18 gennaio 2017, quattro terremoti di magnitudo pari o superiore a 5 interessarono nuovamente l'Appennino centrale nel giro di poche ore.
Gli eventi furono localizzati soprattutto nell'area di Campotosto e Montereale, più a sud rispetto alla zona coinvolta dalle grandi scosse di ottobre.
Questa nuova fase confermò che la sequenza si estendeva su un sistema geologico complesso e che l'attività poteva continuare per periodi prolungati.
Le indagini scientifiche proseguirono anche negli anni successivi, con l'obiettivo di comprendere meglio le deformazioni del terreno e l'evoluzione delle faglie coinvolte.
Quanto conta la profondità di un terremoto?
I tre principali terremoti del 2016 furono eventi relativamente superficiali.
Questa caratteristica contribuì alla forza delle scosse nelle località vicine agli epicentri.
In generale, quando una rottura avviene a pochi chilometri di profondità, le onde sismiche possono raggiungere la superficie con ampiezze elevate nelle zone più vicine.
Ma la profondità non rappresenta l'unico fattore importante.
Anche la distanza dalla rottura, la natura del terreno e la vulnerabilità delle costruzioni influenzano i danni.
Le piccole località appenniniche presentano spesso edifici storici in muratura, realizzati in epoche precedenti alle moderne normative antisismiche.
In assenza di interventi di miglioramento o adeguamento, alcune di queste strutture possono risultare particolarmente vulnerabili.
Per questo motivo, due località poste a distanze simili dall'epicentro possono subire conseguenze molto diverse.
Come osservare oggi l'attività sismica nelle zone di Amatrice e Norcia?
A distanza di anni dalla sequenza del 2016, gli strumenti digitali permettono di consultare i dati storici e seguire gli eventi sismici registrati nelle stesse regioni.
Quake Pulse offre pagine dedicate a singole località, nelle quali è possibile esplorare gli eventi in base alla distanza, alla magnitudo e alla profondità.
La pagina sui terremoti vicino ad Accumoli permette di osservare l'attività sismica nell'area dove ebbe origine il terremoto del 24 agosto.
È inoltre possibile consultare i terremoti vicino a Preci, località umbra situata nei pressi della zona epicentrale dell'evento del 30 ottobre.
Questi strumenti consentono di conoscere meglio la distribuzione geografica dei terremoti.
Occorre però ricordare che i dati USGS utilizzati da Quake Pulse non comprendono necessariamente tutti i piccoli eventi rilevati dalle reti italiane.
Per uno studio completo delle sequenze sismiche nazionali, i cataloghi ufficiali dell'INGV restano il riferimento scientifico principale.
Le mappe e le statistiche descrivono eventi già registrati: non permettono di prevedere il prossimo terremoto.
Cosa abbiamo imparato dai terremoti del 2016?
La sequenza di Amatrice, Visso e Norcia ha fornito agli scienziati informazioni fondamentali sul funzionamento delle faglie appenniniche.
L'integrazione tra sismometri, misure GPS, osservazioni satellitari e rilievi sul terreno ha permesso di ricostruire in dettaglio le deformazioni prodotte dai terremoti.
Le immagini satellitari radar, in particolare, hanno consentito di misurare spostamenti della superficie terrestre difficili da osservare con i soli strumenti tradizionali.
Ma la crisi ha avuto anche conseguenze importanti sulla percezione del rischio sismico.
Ha mostrato quanto sia necessario proteggere il patrimonio edilizio storico, migliorare la sicurezza delle abitazioni e sviluppare una preparazione diffusa tra le comunità.
In una regione caratterizzata da numerosi piccoli centri e da un patrimonio architettonico antico, la prevenzione rappresenta una sfida particolarmente complessa.
L'obiettivo della progettazione antisismica non è impedire qualsiasi danno, ma soprattutto ridurre il rischio di collasso e proteggere la vita delle persone.
FAQ: domande frequenti sui terremoti di Amatrice e Norcia
Quando è avvenuto il terremoto di Amatrice?
Il terremoto principale si è verificato il 24 agosto 2016 alle 3:36 del mattino, ora italiana. Ha raggiunto una magnitudo di 6,0 secondo l'INGV e ha colpito soprattutto Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.
Qual è stato il terremoto più forte del 2016 in Italia?
Il terremoto del 30 ottobre 2016, nell'area di Norcia, è stato il più forte della sequenza, con magnitudo 6,5 secondo l'INGV e 6,6 secondo l'USGS.
Perché la terra ha continuato a tremare per mesi?
I terremoti principali hanno modificato le tensioni lungo un sistema di faglie attive. Questi cambiamenti hanno contribuito alla produzione di numerose repliche e all'attivazione di settori vicini.
Quante vittime ha provocato il terremoto di Amatrice?
Secondo la Protezione Civile, il terremoto del 24 agosto 2016 ha provocato 299 vittime. Le successive grandi scosse di ottobre causarono ulteriori danni e sfollamenti, senza nuove vittime dirette durante l'evento principale del 30 ottobre.
I terremoti del 2016 erano collegati tra loro?
Sì. Le osservazioni scientifiche indicano che i principali eventi interessarono settori differenti di un sistema di faglie collegato nell'Appennino centrale.
Può verificarsi un altro grande terremoto nell'Appennino centrale?
Sì. L'Appennino centrale rimane una regione sismicamente attiva. Gli studi permettono di identificare le principali strutture geologiche pericolose, ma non di prevedere con precisione la data di un futuro grande terremoto.
Amatrice e Norcia: una lezione fondamentale sulla sismicità italiana
La sequenza del 2016 ha dimostrato che un terremoto importante non rappresenta necessariamente la conclusione di una crisi sismica.
Nel giro di pochi mesi, differenti settori delle faglie appenniniche si sono attivati, producendo nuove scosse e modificando profondamente il territorio.
Gli eventi di Amatrice, Visso e Norcia hanno contribuito a migliorare la conoscenza dei meccanismi tettonici dell'Italia centrale, ma hanno anche evidenziato la vulnerabilità di numerosi edifici e centri storici.
Comprendere questi fenomeni non significa poterli prevedere con certezza.
Significa, piuttosto, acquisire informazioni preziose per migliorare la prevenzione, progettare costruzioni più sicure e preparare le comunità a convivere con il rischio sismico.
Fonti scientifiche
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), 2016 Terremoto del Centro Italia: https://emergeo.ingv.it/emergenze-concluse/2016-terremoto-del-centro-italia
INGV, Sequenza sismica in Italia centrale: aggiornamento del 24 dicembre 2016: https://www.ingv.it/stampa-urp/ufficio-stampa/note-stampa/sequenza-sismica-in-italia-centrale-aggiornamento-del-24-dicembre-2016
INGV, Scarpate di faglia prodotte dall'evento del 30 ottobre 2016: https://www.ingv.it/stampa-urp/ufficio-stampa/note-stampa/sequenza-sismica-in-italia-centrale-scarpate-di-faglia-prodotte-dall-evento-del-30-ottobre-2016
Dipartimento della Protezione Civile, Terremoto Centro Italia 2016-2017: https://emergenze.protezionecivile.gov.it/it/sismiche/terremoto-centro-italia-2016/
Quake Pulse, schede storiche dei terremoti di Amatrice, Visso e Norcia, basate sui dati USGS.